L’Italia che cresce e ci sorprende

Contro tutti i negativismi e i sentimenti disillusi dei suoi abitanti, l’Italia (centro-settentrionale) è tra i pochi Paesi a trainare l’economia europea, insieme a parte della Germania, alla regione di Parigi, alla Catalogna. E questo in un continente che ancora non riesce a riprendersi.

Sorpresi ma non troppo

Quello che meno sorprende è la parte d’Italia che continua a crescere, ovvero quella del Nord. E parte del centro, ovvero le regioni di Toscana e Lazio che hanno una crescita del PIL di poco superiore alla media europea, anche se comunque lontana dai risultati di Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Trentino-Alto Adige.

Per cui, dando un’occhiata ai dati del Sole24Ore metà dello Stivale si colora in azzurro sulla mappa, che significa crescita, contro un resto d’Europa per lo più caratterizzato da varie sfumature e tonalità di arancione che invece indicano poca dinamicità economica.

L’Italia del nord va quindi ad unirsi all’Austria, al Belgio, a tutta la regione della Germania corrispondente alla ex Germania Ovest, a Svezia, Danimarca, la regione di Londra e alla dinamicissima Irlanda, che è quella che cresce di più.

Sulla mappa, insomma, si nota come l’Europa che cresce è quella centralissima, quella striscia blu che quasi fa da spartiacque tra Ovest e Est, o meglio è come un’isola in un continente per il resto ancora molto rosso, e che va dalla Svezia fino a Roma, e include le exclavi di Parigi, Madrid e della Catalogna.

Ancora molta fatica

Fatta eccezione, quindi, per le regioni di cui sopra, l’altra metà dell’Italia, quella del Sud, è sempre ferma e arranca sempre, e ci dimostra come il gap economico tra le due regioni del nostro Paese sia tutt’altro in procinto di essere ricucito.

Parlando in un contesto, però, più europeo, il Sud Italia non è in realtà solo. In Spagna, per esempio, fatta eccezione per la regione di Madrid, la Catalogna e i Paesi Baschi, la crescita è tutta sotto la media europea. Situazione ancora più grave per la Francia, che di certo non vive il suo momento di gloria: solo Ile de France e Rhone-Alpes sono regioni superiori alla media europea, mentre il resto della Nazione è tutta in rosso. Portogallo e Grecia, invece, sono tutte in rosso.

E nemmeno la Big in uscita ha dei dati positivi: anche lei salva solo Londra e parte della Scozia. Non è una novità, invece l’Est europeo, di cui fa parte ovviamente anche l’ex Germania Est, che ancora risente degli anni passati sotto l’Unione Sovietica, e si comporta un po’ come il nostro Sud Italia.

I Paesi dell’Europa orientale hanno un fenomeno comune, perché andando a vedere più nel dettaglio, dalla Polonia alla Romania presentano tutte le regioni di molto inferiori alla media europea, fatta eccezione per la capitale. Varsavia, Praga, Budapest e Bucarest (e Berlino per la ex Germania Est) si riconfermano città che attirano tutti gli altri abitanti dei Paesi che guidano, perché le uniche in crescita e in grado di offrire un lavoro. E, se vogliamo, ritornando al discorso di prima, è una cosa che vale anche per i nostri cugini spagnoli e francesi.

Insomma, metà dell’Italia è ancora una regione ricca e trainante l’Europa, a dimostrare come, forse, la crisi almeno in quelle regioni non si faccia sentire più di tanto. Certo è che solamente il PIL non è mai indicativo della salute di un Paese. Ma questa è un’altra storia.

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Michelle

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