L’industria italiana si è fermata di nuovo

Dopo deboli segni di ripresa che abbiamo visto a fine 2017 e per tutto il 2018, l’economia italiana ha visto a novembre un nuovo brusco rallentamento, specie in alcuni settori, che avvalora e avvicina le brusche previsioni sulla nuova recessione che ci attende. Un vero peccato: andiamo a vedere in che modo la crescita ha visto questo brusco rallentamento.

Un Novembre nero

L’economia italiana, a novembre, ha conosciuto una bruttissima frenata: un -2,6% rispetto allo stesso periodo del 2017. Il dato peggiore degli ultimi 4 anni, che ha visto un tonfo della produzione che non era certo atteso.

Un arresto che ha spinto l’Italia ancora più vicina alla recessione. Una cosa che non ha stupito molto il governo, forse perché anche altre grandi potenze hanno visto un calo nello stesso periodo: la Germania ha perso poco meno del 2%, la Spagna l’1,5, la Francia l’1,3 e il Regno Unito lo 0,4%.

Certo è che noi abbiamo registrato il dato peggiore, per cui sindacati, opposizioni e consumatori chiedono al governo di allestire nuovi interventi per il rilancio dell’economia. In particolare – e sull’onda statunitense – è il settore dell’auto a conoscere un momento di caduta libera, un settore che a Ottobre ha perso il 14% e che a novembre il 19,4%, con un calo del 5,1% in 11 mesi.

Solamente l’energia ha un calo molto limitato, che interessa comunque i beni di consumo, quelli strumentali e quelli intermedi: una frenata che, quindi, ha riguardato sia le famiglie che gli investimenti delle aziende, piccole e grandi.

Un andamento sicuramente poco incoraggiante e lusinghiero, come dice Paolo Mameli – direttore di Intesa Sanpaolo. In Italia, sui 13 maggiori comparti industriali hanno conosciuto un progresso annuo: parliamo dell’alimentare, del farmaceutico e quello che viene indicato come “altro”.

Legno, carta, stampa, plastica, elettronica hanno tutte un gigantesco dato negativo, specialmente legno e carta che segnano addirittura un -10,4% su base annua. Resta da capire, quindi, quali siano le prospettive.

Infatti questa nuova situazione di debolezza della (da sempre) fragile economia italiana non accennerà ad arrestarsi, come rivela l’Istat nel suo rendiconto mensile sullo stato dell’economia. Un calo dovuto come conseguenza di una perdita di fiducia dei mercati esteri che si è intensificato a dicembre del 2018, e che va ad unirsi ad una troppo lenta riduzione della disoccupazione.

L’industria, invece, era già calata nel primo trimestre del 2018, e vedrà dati ancor più negativi il prossimo autunno, confermando le previsioni di recessione che da qualche mese ormai ci hanno contraddistinti (e di cui, comunque, il governo sembra non volersi interessare).

Persino in caso di crescita dello 0,5% a dicembre comunque l’ultimo trimestre segnerà un calo. Per dirla in altro modo, l’industria ha rallentato il PIL alla fine del 2018 segnando l’inizio – probabilmente – di una recessione tecnica.

Un giudizio su cui concordano anche gli analisti di Barclays, di Ing e di Oxford Economics, che vedono nell’Italia rischi di peggioramento se la crescita della zona euro in generale continuerà a deludere.

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Michelle

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