Il destino dell’economia italiana

Sembra che i piccoli segni di ripresa di cui leggevamo nei mesi scorsi se ne siano già andati: i maggiori esperti parlano già di un ritorno del segno negativo per l’economia italiana. Ecco che cosa succederà.

Un pastiche politico-economico

Il nuovo governo ha destato non poche perplessità, ma quelle maggiori hanno riguardato la manovra di bilancio. Dubbi sul futuro dell’economia arrivano dalla Banca d’Italia, dall’Istat, dalla Corte dei Conti e anche dall’Ufficio parlamentare di bilancio.

Proprio quest’ultimo ente, che ha il compito di controllare rendere valido il quadro macro-economico, è stato quello più severo e l’opinione si divide in chi lo accusa di faziosità e chi invece ne vede una rigorosità di fronte a dei numeri certi e alquanto disastrosi.

Insomma, tanti sono i pregiudizi di cui, però, l’Italia non avrebbe proprio bisogno, dal momento che la situazione è già di per sé molto complessa. Ma insomma, che cosa sta succedendo alla nostra economia? Partiamo da qualche anno fa.

La fine dell’austerity

Il governo Renzi è stato l’ultimo che ha perseguito la cosiddetta fase dell’austerity (e ne ha pagato le conseguenze). Una fase che iniziò con i governi tecnici prima di Monti e poi di Letta, e che portò ad una catastrofica caduta del PIL: -2,8 nel 2012 e -1,7 nel 2013, anni che insieme al 2011 e soprattutto al 2009 (anno dell’arrivo della crisi in Italia) sono stati i peggiori per l’economia italiana del Terzo Millennio.

E dire che andò anche nel modo migliore possibile: grazie agli aiuti europei, i danni sono stati contenuti evitando delle conseguenze che avrebbero potuto eguagliare il primato del 2009, il 5% negativo che non si vedeva dal ’71. E che aveva fatto alzare le previsioni sull’economia italiana di 2,9 punti nel 2012, e di 0,9 nel 2013.

Ma come sappiamo, non è andata proprio così. Il primo anno del governo Renzi ha visto crescita zero, e ciò è avvenuto solo per una domanda interna e non dall’estero. Insomma, non proprio un buon risultato che ha fatto sì che le aziende non investissero ulteriormente, riempiendo i magazzini e aspettando tempi migliori.

E a quanto pare, la scelta si è rivelata giusta dal momento che il 2015 si è chiuso con una piccolissima crescita dello 0,7% sul PIL. Il problema è, però, è che l’estero continua a non credere nell’Italia e puntare su un’economia basata sulle esportazioni senza le esportazioni, e quindi con solo la domanda interna, rende la situazione piuttosto stagnante.

Del resto, le previsioni parlano molto chiaro, e non bisogna dare più retta ai “burocrati” di Bruxelles rimanendo con le mani in mano. Con una crescita di soli 0,8 punti per il 2019 e una ancora più bassa nel 2020, appare chiaro che bisogna fare qualcosa.

Un po’ di amarezza

Per questo ci vorrebbero dei migliori dibattiti, che portino a delle misure ben più sostanziose ed efficaci. Parliamo di misure che con poca spesa consentano al PIL di crescere un po’ di più, quel tanto che basta.

Ma niente, solo tante voci che si scontrano, si sovrappongono, urli, battutine da osteria, e falsi nemici volti solo a distrarre dai veri problemi.

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Michelle

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