La coltivazione della canapa e la regolamentazione italiana

Coltivazione della canapa: la legge in Italia

Quando si parla di canapa si pensa subito all’aspetto illegale. È una pianta che non si può coltivare punto e basta. E invece la faccenda è un po’ più complessa, perché la coltivazione della canapa non è del tutto vietata in Italia. Il malinteso è presto servito dall’associazione immediata con la legge che punisce lo spaccio di stupefacenti, ma vediamo di fare un po’ di chiarezza sull’argomento.

Quando si parla di canapa in Italia la mente corre subito alla cannabis. Dalla cannabis si parla subito di droga e così dilaga un po’ la disinformazione su tutto quello che ruota attorno a questa pianta. La canapa è una pianta molto antica, conosciuta già secoli fa per le sue proprietà e per le sue caratteristiche, che la rendevano perfetta come materia prima per produrre fibre tessili e altri materiali.

Facciamo subito un’importante distinzione. Quando parliamo di canapa non parliamo necessariamente di cannabis, e anche quando parliamo di cannabis non parliamo necessariamente di qualcosa di illegale. Ma vediamo di fare un po’ di chiarezza su questo argomento davvero confuso e di capire cosa dice la legge italiana in merito. Insomma, cerchiamo di distinguere che cosa è legale da quello che non lo è allo stato attuale delle cose.

Coltivare la canapa è legale in Italia?

In Italia la coltivazione della canapa non è vietata in modo assoluto. In molti pensano che lo sia, per via della legge che punisce lo spaccio di stupefacenti. La coltivazione della canapa è legata a quella legge, ma è necessario saperla interpretare in modo corretto per comprendere che, in alcuni casi, coltivare canapa è legale.

La legge italiana stabilisce che è possibile coltivare la canapa, intesa come la varietà di Cannabis sativa, purché si utilizzino sementi che siano regolarmente registrate all’interno del territorio dell’Unione Europea. Tali sementi per la legge devono contenere una quantità di Thc pari allo 0,6%. Bene, ma che cosa vuol dire?

Che cos’è il Thc e che differenza c’è tra cannabis e cannabis light?

Il Thc, acronimo di Tetraidrocannabinolo, è un principio attivo della cannabis che ha proprietà psicoattive. Quindi, traducendo in altre parole, potete coltivare canapa solo e soltanto se i vostri semi hanno un principio attivo di cannabis basso.

Le percentuali possono oscillare dallo 0,2% allo 0,6%. Tra questi valori non si pongono problemi di coltivazione in termini legali qualora ci fosse un controllo da parte delle forze dell’ordine. I controlli, in ogni caso, devono verificarsi alla presenza del coltivare, che ha diritto ad ottenere anche un campione prelevato per sottoporlo a una contro verifica. Se la percentuale di Thc supera la soglia dello 0,6%, l’autorità giudiziaria può decidere per il sequestro della coltivazione o per la sua distruzione.

Per chi decidere di coltivare la canapa con quantità di Thc nei limiti consentiti dalla legge, non è prevista nessuna autorizzazione. Non bisogna quindi inoltrare nessuna comunicazione alle forze dell’ordine. È necessario, però, seguire regole precise.

Per prima cosa è obbligatorio conservare il cartellino della semenza che si acquista, con relativa fattura, per almeno un anno. L’obiettivo dello Stato è quello di promuovere e sostenere sì la coltivazione della Cannabis Sativa, in quanto tipologia di coltura in grado di abbattere l’impatto ambientale e di ridurre il consumo e lo sfruttamento del suolo, proteggere la biodiversità e le colture a rotazione.

Che cosa dice la legge oggi sulla coltivazione della canapa

La legge prevede che si possa coltivare la canapa per:

  • Coltivarla e trasformarla in qualcos’altro
  • Incentivare l’utilizzo dei semilavorati derivati dalla canapa che proviene dalle filiere locali
  • Realizzare opere di ingegneria, ricerca, attività didattica e di bonifica del terreno
  • Produrre alimenti, cosmetici e altre materie prime e semilavorate nel settore industriale

La legge stessa prevede che attraverso la lavorazione della canapa è possibile ottenere:

  • Cosmetici e alimenti, lavorati nel rispetto delle norme dei rispettivi settori
  • Fibre, polveri, oli, carburanti e altri semilavorati, come fornitura per le industrie e le attività artigianali che operano in diversi settori
  • Materiali organici destinati alla bio ingegneria e materiali utili in campo edilizio
  • Materiali utili per la bonifica dei siti inquinati
  • Coltivazioni che hanno come scopo il florovivaismo
  • Coltivazioni a scopo didattico, di ricerca e dimostrativo da parte di enti privati e di istituti pubblici

Il 19 ottobre 2017 la Camera dei Deputati ha approvato una legge che regola l’uso della canapa a scopo terapeutico e che garantisce ai pazienti equità d’accesso, oltre a promuovere la ricerca scientifica che riguarda alcuni possibili impieghi in ambito medico. Ecco quali sono le novità che sono state introdotte:

  • I medici potranno prescrivere medicinali che hanno origine vegetale, in particolare a base di cannabis, nell’ambito della terapia del dolore. La dose e le modalità di assunzione sono strettamente regolamentate e, in ogni caso, il trattamento non potrà durare per più di tre mesi.
  • I farmaci a base di cannabis dovranno essere sempre prescritti dal medico, nell’ambito della terapia del dolore, e autorizzati dal Ministero della Salute. I farmaci saranno a carico del Servizio Sanitario Nazionale e qualora venissero prescritti per altri motivi non sarà possibile procedere con i rimborsi.
  • La coltivazione della cannabis in ambito medico è affidata a uno stabilimento chimico militare con sede a Firenze. In casi particolari può essere autorizzata l’importazione e la coltivazione presso altre sedi.
  • Le regioni e le province autonome dovranno monitorare le prescrizioni e fornire ogni anno un rapporto completo che riguarda età e sesso dei pazienti, oltre a comunicare agli organi statali competenti il quantitativo richiesto per l’anno successivo

Il business della coltivazione della canapa

Sembra che le nuove norme abbiano contribuito a creare un vero e proprio business che ruota attorno la canapa. C’è chi la produce per realizzare materiali per l’edilizia, fibre e alimenti e sono già molte le imprese agricole che sono coinvolte in diversi progetti agricoli.

Ecco spiegati alcuni dei punti oscuri che ruotano attorno alla canapa. La cosiddetta marijuana legale è solo una parte di quello che si può ricavare dalla canapa. Da questa pianta, infatti, conosciuta sin da tempi davvero antichi, si può estrarre una fibra preziosa molto impiegata in diversi campi; con la fibra di canapa è possibile realizzare tessuti, mattoni isolanti, ma si può anche produrre olio, farina, cosmetici, carta, semi e fiori per preparare le tisane.

Sì, perché forse non tutti lo sanno, ma la canapa trova largo impiego anche in cucina. Soprattutto i semi di canapa sono considerati alimenti naturali, ad alto contenuti proteico e ricchi di benefici per il corpo e per la salute, dal sapore che ricorda vagamente la nocciola e impiegati per condire insalate o guarnire dolci.

Insomma, forse ora avrete imparato qualcosa di più sulla canapa, o forse avrete sfatato qualche pregiudizio. Ma ovviamente il dibattito non finisce qui, perché il tema è scottante e vede contrapposti chi auspica una totale liberalizzazione della coltivazione della canapa e chi, invece, ha posizioni più conservatrici in merito.

Ognuno in merito ha le sue opinioni e ognuna è legittima, ma quando si parla di canapa e della sua coltivazione tutti noi, quantomeno, dovremmo riflettere sul lato più sostenibile della faccenda. Ossia, la coltivazione della canapa, qualora venisse ulteriormente svincolata da restrizioni e divieti, potrebbe davvero rappresentare un passo avanti a beneficio dell’ambiente, del terreno e del suolo?

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Michelle

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