la nuova bolla che sta per esplodere a wall street

Wall Street: un’altra bolla sta per esplodere?

La mia visione sull’attuale situazione del mercato è semplice: l’Hi-Tech non si trova in una “bolla”, non ci troviamo in una ripetizione del 1990. Il mercato tecnologico è sempre stato ciclico e ora ci stiamo avvicinando alla fine del ciclo corrente.

Sono le parole di Henry Blodget, CEO e capo redattore di Business Insider, tra le riviste più importanti a livello mondiale specializzate sul tema, che invita alla prudenza sulla crisi dei mercati e rassicura che per l’Hi-Tech non c’è il rischio di una bolla finanziaria.

Blodget spiega che l’attuale ciclo dell’Hi-Tech va a chiudersi ed è importante comprendere le prospettive future: si perchè qui non si parla di una bolla finanziaria, ma di un avvicendamento che richiede prontezza di riflessi da parte degli investitori.

Il futuro non sarà certo roseo: si stima che i rendimenti economici degli investimenti saranno molto al di sotto della media almeno per i prossimi 10 anni; un calo del 30% o 50% non rappresenterebbe una sorpresa.
Insomma, considerando anche la crisi dei mercati ed il calo degli indici S & P 500 e Dow Jones, le preoccupazioni sono indubbiamente aumentate per il medio lungo e termine.
La speranza è che il crollo azionario di Agosto 2015 sia stato solo un fatto passeggero e che tutto ritorni nella normalità al più presto.
Secondo Blodget sono due le ragioni per cui l’andamento dei titoli nel lungo termine sarà pessimo:
1) Il costo elevato delle azioni;
2) La Fed molto probabilmente aumenterà il tasso di interesse.

Il costo elevato delle azioni

Secondo numerosi analisti, il prezzo delle azioni è destinato a rimanere alto.
In effetti, secondo il Yale Robert Shiller, gli attuali prezzi sono i più alti degli ultimi 130 anni, con l’eccezione del 1929 e del 2000 (e sappiamo cosa è successo in quegli anni).
Il rapporto Prezzo – Utili (PE) è di molto più elevato rispetto alla media, inferiore solo ai due noti ‘stock-market crashes’. Ad un alto rapporto PE corrisponde necessariamente una prospettiva di crash?
Shiller non si dice pessimista, si unisce a coloro che sostengono che questa volta sarà diverso dal 1929 e dal 2000.
Secondo Blodget, a volte, come nel 2000, il PE si mantiene elevato solo per un breve periodo per poi tornare a calare. Nonostante ciò un PE così elevato prelude rendimenti pessimi per almeno sette o dieci anni.
Un’altro analista, Doug Short, propone una diversa valutazione dei mercati, e sostiene che i prezzi degli Stocks sono sopravvalutati almeno dell’80%.
Un altro rapporto di Warren Buffett conferma anch’esso che i prezzi sono tra i più elevati di sempre.
Sappiamo tutti che di solito, quando i prezzi sono molto alti, prima o poi torneranno più o meno violentemente nella media. Ma su questo non tutti sono concordi: Shiller ad esempio sostiene che questa volta i prezzi tenderanno ancora a salire.
Per Blodget, il rendimento medio atteso per i prossimi 10 anni sarà comunque leggermente positivo, poco meno del 2% annuo. Ciò non è negativo, ma è ben lontano dalla media di lungo periodo del 10%, che dovrebbe rappresentare la normalità nel mercato finanziario.
A mettere in discussione la posizione di Shiller ci pensa James Montier della OGM. Montier, uno degli strateghi più brillanti di Wall Street, che si dice molto preoccupato per le valutazioni di oggi. Non pensa che ‘sia diverso questa volta’, dietro l’angolo ci attende un drammatico crollo dei mercati.
Secondo Montier le posizioni di chi giudica positivo l’andamento dei prezzi e che non vi siano rischi di forti ribassi sono i tipici argomenti fasulli che si sono sempre diffusi nelle annate di picchi di mercato: tentativi sofisticati per favorire ulteriori acquisti da parte degli investitori incauti.
Non dimentichiamo che i margini di profitto di oggi sono eccessivamente elevati.
Ma i margini di profitto tendono a rientrare nella media prima o poi, nel senso che essi passano attraverso periodi molto positivi a periodi negativi ed il rientro nella media può essere anche brusco.
Blodget mette in guardia dal considerare guadagni elevati dell’ultimo anno come un trend che si possa confermare per i prossimi mesi.
I margini di profitto di oggi sono i più alti nella storia dei mercati, ma è proprio per questo motivo che occorre avere maggiore prudenza.

E poi c’è la Fed…

Negli ultimi cinque anni, la Fed ha immesso sempre più denaro in Wall Street, mantenendo i tassi di interesse bassi per incoraggiare gli investitori. Questo denaro, e la speculazione conseguente, ha favorito notevolmente la crescita dei prezzi delle azioni.
Ma ora la Fed sta cominciando a togliere il ‘punch bowl’, come Wall Street ama dire.
In particolare, la Fed sta cominciando a ridurre il flusso di denaro che fin’ora ha pompato su Wall Street. Nonappena i tassi di interesse verranno modificati assisteremo ad un importante cambio di rotta dell’andamento del mercato.
In passato, le manovre della Fed sono spesso state seguite da cambiamenti di direzione dei prezzi delle azioni. Non subito e non sempre, ma spesso.
Ecco uno sguardo degli ultimi 50 anni.
Ad esempio, tra il 1964 e il 1980, ci sono stati numerose grandi fasi di abbassamento dei tassi di interesse ed un conseguente crollo degli Stocks.
Il primo nel 1976, quando il mercato si è appiattito per quattro anni. Sucessivamente, cicli di serraggio più forti nel 1979 e nel 1980 sono stati seguiti da cadute dei prezzi rilevanti.
Ed infine, il 1990 ed il 2014. Per chi vuole credere che l’abbassamento dei tassi di interesse da parte della Fed sia irrilevante c’è un solo periodo in cui ciò è stato vero: il ciclo di abbassamento brusco nella metà degli anni ’90 non ha portato ad un crash! Ma gli altri due cicli successivi, uno tra il ’99 e il 2000 e l’altro tra il 2004-2007, sono stati seguiti da grandi crolli del mercato azionario.
Uno dei detti più antichi di Wall Street è: ‘Non combattete la Fed.’ Questo detto ha un senso in entrambe le direzioni, quando la Fed sta aumentanto i tassi di interesse e quando li sta abbassando.
Quando si guardano i grafici si nota che le fasi di serraggio della Fed sono spesso durate un anno o due prima che i prezzi azionari incominciassero a cadere. Quindi, anche se i tassi di interesse si abbassassero, prima che i prezzi scendano ci potrebbe ancora essere addirittura un incremento, ma è chiaro che occorre avere maggiore attenzione ad ogni mossa della FED per non rischiare di perdere tutto in caso di crisi dei mercati.
Concludendo, Blodget condivide la posizione che i prezzi degli Stocks sono sopravvalutati e che i rendimenti dei prossimi sette o dieci anni possano essere molto bassi.
Questo non significa che il mercato si bloccherà o che si dovrebbero vendere le azioni. Significa, tuttavia, che si dovrebbe essere mentalmente preparati alla possibilità di una profonda e duratura crisi dei mercati e di rendimenti scarsi per un lungo periodo.

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Michelle

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