Tutti in cucina, quanto amore

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La cucina e l’arte di cucinare da anni stanno conoscendo un’esplosione di successo mai conosciuta prima. Impazzano i programmi televisivi, i talent, i reality e persino i blog. È notizia di pochi giorni fa che Sonia Peronaci, la food blogger più famosa d’Italia, abbia lasciato la sua creatura GialloZafferano, per la lanciarsi in una nuova impresa sempre dedicata al mondo della cucina. Fioccano i siti che insegnano a cucinare, non limitandosi solo alle ricette, ma anche a proporre uno stile di vita diverso, basato su un approccio alla nutrizione più attento e genuino (ad esempio: http://www.ecomesifa.it/category/cibo/).

Perché questi siti e questi programmi piacciono? Innanzitutto la formula è molto intrigante. Nel caso del sito internet o delle applicazioni, quando la grafica è fatta bene, imparare a fare una ricetta esattamente come viene proposto dà soddisfazione. Prima di tutto si impara qualcosa di nuovo, in secondo luogo si acquisiscono informazioni che possono servire in un secondo momento. Il convivio, cioè il consumare i pasti in compagnia, accresce il carattere sociale della cucina, il momento di ritrovo tipico dove ogni stress viene liberato e lasciato andare in favore della compagnia e del piacere. Preparare cibi semplici o elaborati seguendo un ricettario dà uno spunto di conversazione ulteriore durante i pasti.

I Programmi televisivi invece sembrano essere ovunque. Tranne qualche rara eccezione, quasi tutti sono di importazione americana. Essi sviluppano il loro concetto a partire dalla narrazione di una storia, che coinvolge sia i personaggi, sia i piatti che preparano, con l’inserimento della giuria, fatta di cuochi noti e famosi (non solo per i loro piatti). Master Chef, il più famoso, ha questa linea narrativa, che porta i personaggi a costruirsi un mondo televisivo tutto loro; La Prova del Cuoco di Antonella Clerici ha più il format del varietà, con la sfida finale tra i cuochi che però non costituisce una narrazione seriale. Il programma tuttavia piace perché è improntato a una dimensione casalinga, domestica. E la prova di tutto ciò viene dal fatto che è inserito in una fascia oraria destinata a chi sta a casa a preparare e consumare il pranzo.

Ma ci sono anche altri programmi sulla cucina che invece raccontano le avventure dei cuochi alla ricerca dei migliori cibi di strada (il cosiddetto street food), o che si fanno delle abbuffate pazzesche mangiando fast food e piatti tipici dei luoghi dove si recano. Un altro genere riguarda quello della “sistemazione” dei locali. Lanciato anche questo da Gordon Ramsay, il genere delle “cucine da incubo” è stato importato con successo anche in Italia. I canali tematici del digitale terrestre e del satellite ci fanno conoscere inoltre programmi speciali dedicati al barbecue, ai fritti, alle abbuffate e chi più ne ha più ne metta. Il successo, pensiamo, alla fine è determinato dal fatto che mangiare e preparare il cibo sono esperienze umane, che ci identificano a livello evolutivo e che sentiamo come profondamente nostre. Tanto che il cibo è alla base di molte pratiche e riti religiosi.

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Edoardo

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