Sintomi da sovraffaticamento sul lavoro

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Quando chi lavora dà fiducia al medico, questi sarà il primo a riconoscere il sovraffaticamento.

Egli stabilirà chiaramente l’origine professionale o extra-professionale dei disturbi accusati e riconosciuti. Dovrà spesso far capire al sovraffaticato errori alimentari, gli affanni ingiustificati della stia vita, la mancanza di un riposo equilibratore. Gli spiegherà anche che il sovraffaticamento non dipende necessariamente e soltanto dal lavoro in se (concezione questa che viene espressa correntemente, e di qui lo spirito rivendicativo che pare dovuto a una psicosi collettiva, e che è ingiustificata). D’altro canto, il medico stabilirà l’origine propriamente professionale del sovraffaticamento. Studierà particolarmente, caso per caso, la facoltà di adattamento al lavoro. anche in funzione della costituzione, del temperamento, dello spirito, del carattere, dello stato nervoso, o della serenità del lavoratore. Egli riconoscerà così la logurabilità di alcuni soggetti —in apparenza forti e vigorosi — anche se per natura si lamentano assai di rado.

Prevenzione del sovraffaticamento

Vi si giunge assicurando una profilassi organica e psichica di chi lavora. È il lavoro che deve essere commisurato all’uomo e non il contrario. Così deve essere condannato il ritmo senza sosta del lavoro. Si è visto che i lavori in catena o alla macchina, senza alcun istante di recupero, si risolvono in un rendimento inferiore di quanto non si abbia nei lavori inter-calati da pause periodiche. Solo alcuni individui calmi (e non ce ne sono tanti nel nostro tempo) s’adattano meglio di altri (i nervosi) ai lavori che esigono l’automatismo degli atti successivi. Lavori (meccanografia, dattilografia) — che chiedono massima attenzione — spossano se continuati senza riposo oltre le tre ore. Oltre questo periodo aumentano notevolmente gli errori dovuti alla fatica degli organi di senso. Anche lavori troppo sedentari possono sovraffaticare soggetti nervosi, nei quali il loro ritmo organico e psichico richiede anche del moto. l.e situazioni personali, familiari e sociali, in questa pro-filassi del sovraffaticamento, debbono sottostare a queste direttive: — per le donne: esigenza di lavori adatti ad esse e facilitazioni per il lavoro casalingo (casa, bambini, scuola); riposo straordinario di tre mesi prima del parto e 3 mesi dopo il parto. — Per gli uomini: lotta contro l’alcoolismo, contro le cause di disarmonia coniugali, i disordini politici e sociali, che infine aggravano sempre la situazione del lavoratore.

Trattamento del sovraffaticamento

1) Con il riposo: non superare le 8 ore di lavoro. Almeno 8 ore di sonno.

2) Con i contrari: riposo fisico per i lavoratori attivi. Attività, invece, per lavoratori sedentari.

3) Con i diversivi: spettacoli, musica, letture, soggiorni in campagna, giardinaggio, sono necessari al lavoratore per sgombrarlo dalla prigionia degli automatismi imposti dalle macchine. E non sottovalutiamo fra le cause di sovraffaticamento quelle date dalle pratiche di ufficio, che sono anche piú distruttrici di energia di quanto non lo siano gli ingranaggi di una officina.

4) Con le ferie. Queste dovrebbero durare dai 25 ai 30 giorni, come si fa ormai ovunque. In alcune aziende, si concede una settimana di ferie nel periodo invernale, li che è di grande beneficio sia per il lavoratore sia per il datore di lavoro.

Il sovraffaticamento durante e per causa del lavoro deve essere considerato una malattia o causa di malattia. La tubercolosi, per esempio, potrebbe essere spesso evitata sopprimendo gli stati cronici di fatica. Un riposo di tre mesi in campagna accordato a un logorato dal lavoro può in certi casi evitare un’assenza per lunga malattia: i 2-3 anni che la previdenza sociale preventiva per il ricupero di un tubercoloso. E tempo che la legislazione e la prassi dell’assistenza sociale si familiarizzi con questi stati di a pro-malattia, capaci di tanto compromettere poi e spesso gravemente la salute. Ma alla preoccupazione degli organi preposti deve necessariamente contrapporsi una coscienza onesta, responsabile e precisa del lavoratore nel denunciare il suo stato e nel richiedere l’aiuto della comunità: per non portare alla bancarotta economica di essa con un calcola egoistico contrabbandato come infermità. Non si dovrebbe arrivare alla malattia conclamata per poter beneficiare di un periodo di riposo molto lungo. La funzione del medico é anzitutto quella di prevenire la malattia e questa dovrebbe essere anche la preoccupazione degli enti preposti. E dovrebbe risolversi in un accordo piú umano e alla fine più economico per tutti. Il problema del sovraffaticamento, dunque è, di precisa importanza per il lavoratore. E’ senza dubbio un problema complesso in cui confluiscono il lavoro, le moderne tecniche di produzione e dl amministrazione che tendono sempre piú a fare dell’uomo e della donna dei robot, dal rendimento fine a se stesso. Le condizioni sociali (difficoltà materiali, famiglia, lotta per la vita) impongono il loro segno nocivo a molti lavoratori, favorendo quel sovraccarico morale che non bisogna mai trascurare. Diminuirlo, addirittura abolirlo, è un problema di natura politica o statale che le misure di «socializzazione » di tutti i cittadini non potrebbero pretendere di risolvere.

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Michelle

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