Scoprire la valtellina

Scoprire la Valtellina

È l’alta valle dell’Adda, dal suo sbocco nel Lario alle sorgenti. La sezione inferiore è nettamente orientata da Ovest  fino a Tresenda, mentre la sezione superiore è orientata da Sud a Nord. Il fondovalle è per i primi due terzi assai ampio e limitato da lenti declivi dominati a distanza da una elevata chiostra di rilievi che oltrepassano i 3000 m. e formano un diaframma che separa la Valtellina dall’Engadina. Qui l’agricoltura è discretamente sviluppata, almeno sul versante meglio esposto. Oltre a vasti pascoli che alimentano il bestiame, è notevole la produziNie di uve che dànno vini assai rinomati (Sassella, Grumello, Inferno), di mais, avena, segale, orzo, mele, patate. Le industrie hanno assunto un interessante sviluppo: stabilimenti metallurgici, cotonifici, segherie, impianti idroelettrici occupano un buon numero di persone. Rilevanti le risorse minerarie (amianto, ardesia, ecc.). Grande sviluppo ha preso l’indu-stria turistica e alberghiera: la bellezza dei luoghi e la possibilità di sca-late attirano in ogni stagione villeggianti, sciatori e scalatori. La sezione superiore della valle è invece aspra, selvaggia e scarsamente abitata. Diverse sono le valli minori che sfociano in Valtellina: val Màsino, val Malenco, valle di Poschiavo, Valfurva. I centri principali sono Morbegno, Sondrio, Tirano, Sondalo, Bormio. La Valtellina comunica con la Valcamonica attraverso il passo dell’Aprica, con l’Engadina attraverso i passi del Bernina e di S. Maria, e con l’Alto Adige attraverso il Passo dello Stelvio. I Romani giunsero assai tardi nella Valtellina: forse fu soltanto nella seconda metà del sec. I a. C. che essi ne fecero un protettorato sottoposto a tributo, portandola a grande prosperità. Caduto l’impero romano, la Valtellina fu conquistata dai Bizantini e poi dai Franchi, sempre però con l’ostilità del vescovo di Como, Verso la metà del sec. IX la Valtellina costituiva un beneficium a favore del conte Manfredo, poi, durante i torbidi dell’età italica, fu aggregata al ducato di Milano. Ottone I cedeva la Bregaglia al vescovo di Coira e creava la contea autonoma di Chiavenna. Nel 1004 Enrico I donava ai vescovo di Como la metà del viscontato di Valtellina In diversi centri abitati e valli minori si affermarono le autorità di signori locali provocando interminabili disordini e piccole guerre. Durante la guerra tra Milano e Como la Valtellina restava fedele a Como subendo però diverse scorrerie dei Milanesi. Dopo la distruzione di Milano (1162) i vicedomini, il cui potere si era già affermato in diverse località fin dal sec. X, accrebbero la loro autorità, ma dopo la battaglia di Legnano, Milano riprese le sue posizioni. Diverse ribellioni sostenute da Como estesero il potere di questa città in quasi tutta la Valtellina, potere che durò quasi senza scosse per tutta la prima metà del sec. XIII. Nel 1335 Franchino Rusca, signore di Como, cedette la sua signoria ad Azzone Visconti che occupò facilmente l’intera valle; e i Visconti la tennero fino alla successione degli Sforza, sia pure con qualche interruzione. Gli Sforza sottrassero completamente la regione dalla dipendenza di Como: Ludovico il Moro la infeudò al fratello cardinale Ascanio (1485). I Grigioni presero ad accampare pretese occupando alcune terre che furono restituite quando i ducali vinsero a Caiolo. Dopo un periodo di dominazione francese (1500-1512), contrassegnato da soprusi, violenze e rivolte, le Leghe conquistarono l’intera valle tenendola come territorio di conquista. Sorto il luteranesimo, si formarono i partiti dei cattolici e dei riformati onde seguirono decenni di disordini culminati nel cosiddetto Sacro Macello(1620), durante il quale i cattolici massacrarono un gran numero di riformati. Segui l’instaurazione di un governo libero che ebbe breve durata poiché la Lega, i Grigioni, la Francia e la Spagna si contendevano la valle. In seguito ad accordi le truppe pontificie l’occu-parono come depositarie (1623), ma l’anno dopo le soldatesche franco-reti-che si impadronirono dell’intera valle senza difficoltà. Durante la guerra di successione di Mantova transitarono i lanzichenecchi che portarono grandissimi danni, nonché la celebre peste descritta dal Manzoni nei Promessi Sposi. I Francesi per impedire il passaggio continuo di truppe chiusero i valichi, saccheggiarono città e campagne e dominarono la regione fino al 1637, anno in cui, in seguito al Capitolato di Milano, la Valtellina passò sotto l’autorità delle Leghe. Nel 1796, alla minaccia d’una invasione francese, i patrioti valtellinesi proclamarono l’annessione alla repubblica Cisalpina, ciò che avvenne di fatto l’anno dopo? Dopo un breve dominio austriaco (1799-1800), la Valtellina, con Bormio e Chiavenna, formò un diparti-mento della repubblica, poi regno Italico (Adda). I Grigioni tentarono di riavere gli antichi domini ma furono in ciò osteggiati dalla politica austriaca e dall’abile opera di Diego Guicciardi. Nel 1848 scoppiava anche in Valtellina la rivoluzione e veniva costituito un governo provvisorio. Nel 1859 i valligiani si ribellavano nuovamente all’Austria e con ‘l’aiuto di Garibaldi potevano respingerne le truppe fino allo Stelvio, confondendo ormai la storia della Valtellina con quella della Lombardia.

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