Quanto fa bene il carciofo?

Quanto fa bene il carciofo?

In latino Cynara cardunculus scolymus. Cynara vuol dire cenere e forse il nome deriva dal colore tipico della pianta. Altri leggono cynara = cane, volendo forse ricordare l’analogia tra i denti del cane e le punte estreme delle foglie di questa verdura. Il carciofo sembra sia comparso in Europa nel XVI secolo ed il suo uso alimentare era consigliato anche perché si attribuivano ad esso proprietà afrodisiache.

Attualmente sono coltivate in Italia diverse varietà di carciofo e nelle isole e nelle regioni meridionali della Penisola è diffuso anche allo stato selvatico. La composizione (in grammi e per 100 grammi di prodotto) è la seguente:
Acqua; 82 Protidi; 4 Lipidi; 0,3 Glicidi; 12 Cellulosa.
Si notano medie quantità di calcio, di potassio, di ferro, di rame, di manganese e le vitamine C, B1, A. A queste sostanze è da aggiungere il tannino (annerimento del carciofo dopo la cottura) e una sostanza: la cynarina, i cui effetti sono noti in terapia.

Valore dietetico del carciofo

Il consumo del carciofo è giustamente assai diffuso sia allo stato fresco, crudo o cotto, sia ‘sott’olio o aceto: costituisce infatti un alimento nutriente, rinfrescante e stimolante dell’appetito. Per conservare le proprietà alimentari è preferibile mangiarlo crudo in insalata con olio e limone o in pinzimonio. Talune varietà a foglie piú dure sono consumate cotte e servono per preparare ottimi contorni o torte o vere e proprie pietanze.

Valore medico

Dal punto di vista terapeutico si possono consigliare cure a base di carciofi crudi oppure di decotti. Un modo di preparare il decotto è quello di fare bollire alcune foglie di carciofo nel rapporto di una foglia per una tazza di acqua. Lasciare raffreddare e quindi berne un bicchiere prima dei pasti. L’acqua in cui cuociono i carciofi ha un effetto diuretico. Da alcuni anni, si usa in terapia l’estratto di carciofo (cynarina) di cui si è constatata l’azione sulla cellula epatica (aumento della secrezione biliare) e sulla cellula renale (aumento della diuresi e dell’eliminazione dell’urea). Per questo l’estratto di carciofo fresco e prescritto nel trattamento delle insufficienze epatiche, dei tassi elevati in colesterina e in urea, delle insufficienze renali (diminuzione della quantità di urine), delle ritenzioni di urea nel sangue. Se il fegato è affaticato’ (superalimentazione, sovraccarico di corpi grassi, di carne, latte, uova) o se c’è un sovraccarico tossico (per esempio dopo o durante un trattamento con sulfamicidi) è consigliabile far seguire una cura di estratto di carciofo. Usati bolliti è preferibile cuocerli in poca acqua per conservare i minerali e gli altri principi attivi.

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Michelle

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