Il tramonto delle pellicce

Lavorazione delle pellicce: la fine di un’epoca

La pelliccia è un indumento usato per difendersi dal freddo ed è generalmente realizzata con pelli di mammiferi con pelo abbondante e morbido, conciate e preparate in maniera da conservare le sue caratteristiche peculiari.

La pelliccia nel mondo antico

Come semplice indumento, senza alcuno scopo ornamentale, la pelliccia ha origini antichissime, usata da tutti i popoli primitivi che vivono in zone dal clima freddo, e conservata in fogge tradizionali che si limitano semplicemente a mantenere caldo l’uomo permettendogli i necessari movimenti.

La moda della pelliccia, come oggetto di ornamento e di lusso, è comunque già viva presso gli antichi Persiani che iniziarono, pur ostacolati dagli editti imperiali, un commercio con Roma, commercio divenuto assai florido quando i barbari del Nord introdussero la pelliccia, per loro indumento indispensabile, nelle zone relativamente più calde dell’oramai declinante impero romano.

In età medievale la pelliccia assume già vero e proprio carattere suntuario; i re di Francia usano interni o guarnizioni d’ermellino, di volpi, di petitgris, i notabili ecclesiastici, suscitando le rampogne dei predicatori, ornano di pellicce gli abiti sacri, ma anche il ceto medio ed il popolo cominciano ad impiegare le pelli per ornamento, pelli di scarso valore (volpe, gatto, cane, lepre), ma anche scoiattolo, agnello nero, lupo, ecc. Dalle descrizioni del tempo e dai dipinti vediamo l’impiego di varie pelli, specialmente vaio ed ermellino, per interni e per colli, mentre continuano a moltiplicarsi gli editti dei sovrani e del clero tendenti a limitare lo spreco ed il lusso esagerato.

Ma la pelliccia continua a godere il favore popolare costituendo anzi, nel tardo Medioevo, l’abito più usato, il robone, completamente foderato di pelli. Solo nel primo Rinascimento l’impiego di stoffe pesanti, riccamente ornate, si da rendere impossibile il foderarle di pelliccia, fa si che le pelli siano impiegate solo per sobri colli sugli abiti maschili. Alti bordi, manopole, baveri, ma soprattutto il manicotto, sono di gran moda nel ‘600 e nel ‘700, ma bisognerà aspettare sino all’inizio del secolo nostro per ritrovare la pelliccia come indumento a sè stante, con le pelli visibili completamente e non impiegate come fodera o semplicemente come guarnizione.

Nel susseguirsi delle varie mode, le pelli hanno assunto maggiore o minor valore, secondo la loro rarità, ma anche secondo il gusto corrente; numerose le imitazioni che oggi hanno raggiunto una perfezione tale da gareggiare con le qualità autentiche. Innumerevoli sono i modelli di pelliccia lanciati annualmente dalla moda per qualità, foggia e colore; come qualità sostanzialmente però il primato è sempre tenuto dalle pellicce di castorino (nutria), castoro, lontra, visone, agnello persiano, breitschwanz, opossum, topo muschiato, lince, volpe, ocelot, leopardo. Notevole incremento nell’industria e nel commercio delle pellicce si ebbe col perfezionarsi della tecnica della concia e tintura.

Come si calcola il valore di una pelliccia?

Il valore delle pellicce — oltre che per la rarità — varia molto a seconda degli animali da cui provengono, dalle regioni nelle quali essi vivono, dalla stagione in cui sono uccisi e dal loro genere di vita. Le pellicce di animali che vivono in regioni temperate e calde sono di valore inferiore a quelle di animali dei paesi nordici, specie America Settentrionale, Russia e paesi scandinavi. In Canada si hanno condizioni favorevoli per lo sviluppo del castoro, del visone, della martora; negli Stati Uniti prospera il topo muschiato, l’opossum e la marmotta; in Russia la varietà di clima favorisce la produzione di pellicce diverse. La Cina produce forti quantità di pelli però di poco pregio; l’Australia opossum e conigli; l’Europa, volpi, martore, agnelli, faine, conigli, visone.

Il commercio delle pellicce e il mondo della moda

Il commercio delle pellicce incominciò ad assumere una certa importanza solo dopo l’inizio, quasi contemporaneo, dello sfruttamento del Canada e della Siberia, ad opera rispettivamente dei francesi e dei Russi. In seguito però i Francesi dovettero lasciare libero il campo agli Inglesi che, acquistando il predominio sul Canada, nel 1670 fondarono la Compagnia della Baia di Hudson per la raccolta ed il commercio delle pellicce. Un notevole progresso nel commercio delle pellicce venne in seguito realizzato dagli Stati Uniti, allorchè nel 1867 acquistarono il territorio dell’Alasca. Un ulteriore impulso alla diffusione delle pellicce è stato dato dagli allevamenti di animali da pellicce (volpi, visoni, karakul, nutria, cincillà, ecc.), che sin dall’inizio del nostro secolo trovarono un crescente sviluppo in zone dalle condizioni climatiche favorevoli. Gli Stati Uniti detengono il primato per numero di allevamenti, seguiti dai paesi scandinavi, dal Canada, dalla Russia e dall’Africa del Sud-Ovest.

Il declino delle pellicce e della caccia

La caccia agli animali da pelliccia si fa in determinate stagioni, specie d’inverno perchè in questo periodo il loro pelo è più folto. Pochissimo usate sono le armi da taglio e da fuoco in quanto rovinano le pelli; di solito si ricorre a trappole. Dopo la cattura, l’animale viene immediatamente scuoiato e le pelli essiccate o salate. Quindi sono avviate ai grandi centri di raccolta dove vengono divise per specie, qualità e costituite in lotti numerati per la vendita all’incanto. Le aste sono pubbliche ed indette nei centri stessi, fra i quali i più importanti sono quelli di Londra, New York, Montreal, Leningrado, Oslo, Copenaghen, Lipsia, ecc. Per conferire al cuoio della pelliccia durata, resistenza e morbidezza, si provvede poi alle operazioni di concia. Alcune pelli vengono anche colorate con delicatissimi procedimenti di tintura che ne migliorano l’aspetto originale, oppure adeguano la pelliccia alle esigenze della moda corrente. La confezione dei mantelli di pelliccia è realizzata con un paziente e qualificato lavoro artigianale.

Il progresso costante delle tecniche conciarie e di confezionamento ha inoltre consentito l’utilizzo di pelli d’animale da pelliccia prima d’ora non impiegate nell’abbigliamento (giaguari, tigri, ecc.). Oggi il commercio delle pellicce sta conoscendo un’inesorabile declino anche per merito delle associazioni che si battono in difesa degli animali uccisi per ricavarne le produzioni. Le case di moda più famose del mondo, infatti, stanno progressivamente abbandonando l’uso di pellicce per rispondere agli appelli di quanti si battono in difesa degli animali; dinanzi ad un pubblico sempre più sensibile e vicino al mondo animale, infatti, il commercio delle pellicce più che essere espressione di lusso ed eleganza sta diventando sinonimo di barbarie e ingiustizie nei confronti dei poveri animali uccisi. Ecco perchè, anche in questo settore industriale, il futuro è sempre più ‘eco’.

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Michelle

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