L'anoressia e la mente

L’anoressia e la mente

L’anoressia è l’assenza durevole e totale di appetito. La si riscontra nelle malattie gravi che si accompagnano la debilitazione dello stato generale, con cachessia, cioè depressione di tutti gli istinti che comportano l’attrattiva, il desiderio e il piacere di vivere. L’appetito scompare poiché l’interesse psicologico, che spinge il soggetto a mangiare, viene meno; il malato è annientato dalla sua angoscia, dalla sua inquietudine, dal suo annullamento fisico che si traduce nella depressione del sistema nervoso divenuto incapace di stimolare le secrezioni gastriche.

Il maggior numero degli anoressici diventa, durante le malattie gravi (nefriti croniche, cancro) ipoteso, vagotonico, ipocloridrico (assenza o piccola quantità di acido cloridrico secreto dallo stomaco). Quando le anomalie organiche scompaiono, i meccanismi stimolatori dell’appetito riprendono la loro normale funzione. Durante convalescenze prolungate, per esempio quelle che seguono a congestioni polmonari, polmonite, tifo, setticemie durate mesi con alternative di miglioramenti e ricadute, il medico che non vuole trascurare nulla della medicina naturale può affidarsi all’alimento-medicina, che trova nei ricordi del malato, e risvegliarne l’appetito.  Il prosciutto cotto o crudo, il brodo di pollo, la cervella servita con un po’ d’olio e qualche goccia di limone, le tartine, la pasticceria, possono essere, cibi utili allo scopo. Questa terapia che si avvale delle papille gustative del malato per ridargli l’appetito, è troppo spesso trascurata a vantaggio di innumerevoli medicine qualificate come stimolanti dell’appetito. Quante volte un incoraggiamento dato al momento opportuno ridona fiducia al malato! Questa ritrovata fiducia spalanca le porte dell’appetito.

Le anoressie nelle malattie nervose

L’anoressia mentale è la piú tipica, quella che chiaramente dimostra l’influenza della psiche sul nostro appetito. La malattia colpisce specialmente i giovani: piú spesso le femmine che i maschi. Una ragazza dimagrisce progressivamente, dice che non ha fame, che la sola vista o il parlare di cibi le provoca un indicibile disgusto. I genitori allarmati di vederla dimagrire giorno per giorno, la spingono senza sosta a nutrirsi, a « sforzarsi » e preparano per lei le pietanze piú raffinate: nulla da fare. Interviene allora il medico che cerca di scoprire le cause di quell’anoressia progressiva in una ragazza che sprizzava salute e gioia di vivere. Di solito si tratta di un conflitto affettivo, nato dall’opposizione tra lo stato psicologico e quello ambientale. La ragazza si ribella e si sente inconsciamente spinta ad annientarsi.

L’interrogatorio, la psicoterapia persuasiva e altre cure, praticate al di fuori dell’ambiente familiare in cui si vive, avranno ragione di quell’anoressia che, lasciata a se stessa, avrebbe potuto condurle la malata alla tubercolosi e alla cachessia mortale. L’anoressia non è altro che una malattia psicosomatica. cioè la conseguenza di una forte emozione repressa, penosa, completamente sconvolgente — dai centri cerebrali ai nervi che eseguono — il meccanismo fisiologico della fame. Da ciò si comprende l’importanza della nostra sensibilità, del nostro modo di pensare e di agire sulle nostre funzioni istintive. Sappiamo del resto quanto i dispiaceri gravi e durevoli, i lutti improvvisi, crudeli, i fallimenti insospettati distruggano il nostro fisico. Sappiamo che le depressioni nervose di ordine affettivo sono caratterizzate da un senso di torpore o meglio da una specie di blocco di tutti i nostri impulsi istintivi appetito, sessualità, manifestazioni sociali, lavoro intellettuale o artistico o sforzo spirituale. Nella scala degli esseri animati non siamo gli unici a reagire cosí. Chi può negare al cane quell’acuta sensibilità quando viene strappato al suo padrone o ad un amico? Spesso l’animale diventa anoressico e talvolta l’anoressia lo porta a morire. Ma quando le angosce, i conflitti vengono meno, ecco un immediato miglioramento che genererà una progressiva ripresa dell’appetito. Al di fuori di questi casi, corrispondenti ad autentiche nevrosi o psicosi ve ne sono altre che si celano sotto il nome di piccole turbe nervose le quali non spingono il malato a consultare un medico, ma che si ripercuotono sull’appetito.

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Michelle

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