La pettinatura tessile

La pettinatura tessile: che cos’è e come funziona?

La pettinatura rappresenta un’operazione del ciclo di lavorazione dei filati; conosciuti in commercio con il nome di pettinati. In questo ciclo la pettinatura è l’operazione che segue direttamente alla cardatura ed è limitata esclusivamente a fibre di origine naturale (in genere: lino, canapa, cotone, cascami di seta e lana), che hanno una lunghezza compresa fra i 20 mm. della fibra del cotone e i 2-3 m. del tiglio della canapa.

A cosa serve la pettinatura dei filati?

Lo scopo specifico della pettinatura è di ultimare l’eliminazione delle impurità che hanno resistito alle precedenti operazioni comprese nel ciclo di filatura, di asportare tutte le fibre che hanno lunghezza inferiore alla minima stabilita e di produrre quindi un nastro perfettamente omogeneo. Con la pettinatura si raggiunge quindi una completa e totale nobilizzazione del tessile in lavorazione, che, oltre ad essere completamente privo di impurezze, viene disposto con un senso unico di direzione, favorevole alle successive operazioni di filatura.

La pettinatura, già praticata per alcune fibre fino dalle origini della fabbricazione delle stoffe, era effettuata manipolando le fibre tessili in lavoro con un pettine ad una o due serie di denti che, inserendosi nella materia fibrosa provocavano la totale eliminazione delle sostanze estranee, quali sporcizia, fibre rotte ed altre impurità. La realizzazione della pettinatura è in relazione ai vari tipi di fibra. Attualmente moderne macchine riproducono metodicamente il principio generale della pettinatura, che può essere semplificato nelle seguenti fasi fondamentali:

  • un fascio di fibre (ciocca) viene ermeticamente racchiuso ad una sola estremità da una morsa (es. tra due dita) in modo che un comune pettine possa inserirsi tra le fibre libere della parte opposta e, agendo alternativamente, asporti tutte le fibre non trattenute dalla morsa, parallelizzando la massa fibrosa;
  • la morsa serra la parte pettinata e si ripete la medesima operazione sulla parte che nella fase precedente era nella morsa. Logicamente il principio basilare subisce modifiche che sono strettamente legate alle caratteristiche delle singole fibre.

La prima macchina a pettinare (pettinatrice) usata per il lino e la canapa, fu ideata e realizzata dal francese Philippe Girard (1810) dal quale prese il nome. I fasci di fibre (mannelle) vengono presi ad una sola estremità da una morsa a libro, lasciando che l’altra vada a lambire e quindi a subire l’azione di una serie di pettini portati da asticine orizzontali montate su cinghie continue ruotanti dall’alto verso il basso.

Terminata la pettinatura di una delle due parti della mannella, i pettini esercitano la loro azione pettinante sulla parte opposta. Originariamente l’inversione era fatta a mano, attualmente si lavora con due macchine accoppiate delle quali una pettina la testa della mannella mentre l’altra pettina la parte opposta (coda).

Il risultato della pettinatura delle fibre di lino e di canapa è costituito da una massa pura fibrosa (lungo tiglio) e da una materia fibrosa pressoché inutilizzabile (stoppa). La percentuale di scarto (cascami) è in relazione alla qualità del tessile in lavoro, al grado di purezza della massa che si desidera raggiungere ed alla lunghezza minima delle fibre che si vogliono eliminare; questo principio vale per tutti i tessili che per le loro caratteristiche morfologiche acconsentono ad essere sottoposti a tale operazione. La pettinatura dei filati di cotone e di lana, pur rispettando sostanzialmente il principio generale enunciato, si differenzia nel modo di raggiungere il risultato finale. La pettinatrice Heilman, ideata da Heilman nel 1843, costituiva il prototipo delle macchine di filatura per cotone e lana.

Le fasi della pettinatura

Le due fasi della pettinatura si compiono quasi contemporaneamente mediante l’intervento di due pettini (uno circolare che pettina la testa della ciocca delle fibre alimentate ad intermittenza; uno rettilineo che pettina la coda della ciocca stessa) che, agendo alternativamente, raggiungono il risultato desiderato, sovrapponendo poi la ciocca pettinata a quelle pettinate precedentemente in modo da costituire un nastro pettinato continuo.

Questa macchina limitava però la lunghezza utile della fibra da lavorare ad un minimo di circa 30 mm. mentre le fibre di lunghezza inferiore venivano automaticamente eliminate; inconveniente trascurabile nel caso delle fibre di lana, la lunghezza delle quali varia da 100 a 400 mm.; molto dannoso nel caso del cotone dove le fibre variano da un minimo di 15-20 ad un massimo di 50-55 mm. Pertanto la pettinatrice Heilman, validissima per le innovazioni che ha introdotto, è stata abbandonata totalmente dai filatori di cotone e sostituita dal modello Nasmith che, pur attenendosi alle stesse fasi di lavorazione descritte per la Heilman, introduce innovazioni meccaniche che permettono di estendere il grado di filabilità anche a fibre di 15-20 mm. Le moderne pettinatrici basate sui medesimi principi, in funzione delle continue migliorie meccaniche, hanno notevolmente elevato la resa sia qualitativa che quantitativa.

Un cenno particolare meritano la pettinatrice circolare Brenier, realizzata su elaborazione della pettinatrice Girard, particolarmente adatta alla pettinatrice dei cascami di seta, nonché la pettinatrice circolare continua Noble che, brevettata nel 1853 in Francia e successivamente modificata, ha dato un forte impulso nella realizzazione delle pettinatrici moderne a ciclo circolare continuo per la lana le quali dànno una resa molto elevata sia qualitativamente che quantitativamente.

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Michelle

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