la morte di Giulio Regeni

La morte infinita di Giulio Regeni

Negli ultimi giorni di febbraio, l’Egitto si è macchiato di un fatto di sangue gravissimo e probabilmente senza precedenti nella storia dei rapporti tra Italia ed Egitto che ha visto protagonista, suo malgrado, un giovane ricercatore italiano: Giulio Regeni.

Giulio studiava e lavorava in Egitto da diverso tempo per conto dell’Università di Cambridge con cui aveva un assegno di ricerca. Il suo obiettivo era analizzare e studiare le condizioni dei lavoratori egiziani; di qui, una serie di rapporti intessuti con il sindacato de Il Cairo e altre associazioni nate in tutela dei diritti dei lavoratori egiziani. Giulio, insomma, era un ricercatore come un altro. O forse no. Certo, non uno qualunque uno che a 28 anni parte per l’Egitto dopo aver vinto la borsa di studio per il dottorato di Cambridge. Non un cervello qualunque, non un’Università qualunque; Giulio non può e non deve essere considerato un ragazzo qualsiasi. Giulio era un ragazzo sicuramente fuori dall’ordinario, straordinario appunto.

Quel che è certo, è che questo ragazzo brillante e intelligente è scomparso il 28 gennaio e il 3 febbraio è stato ritrovato assassinato in un fossato, poco distante dalla sua abitazione egiziana. In questo intervallo di tempo Giulio è stato ammazzato, subendo una morte atroce sopraggiunta dopo una settimana a base di sevizie e torture. La domanda è solo una: perchè?

Sin dalle ore immediatamente successive il ritrovamento del corpo di Giulio, le autorità egiziane hanno mostrato la massima disponibilità verso il governo italiano, fornendo una serie di improbabili spiegazioni in merito all’assassinio di Regeni. In un primo momento, il Cairo ha dichiarato che Giulio sarebbe stato assassinato da un gruppo di ladruncoli locali in seguito ad un tentativo di rapina, poi finito veramente male in seguito all’uccisione di Giulio.

La dinamica ricostruita dalle autorità egiziane sarebbe stata anche credibile se non fosse che Giulio oltre a non essere rapinato, è stato torturato per 6 giorni di seguito. La connessione tra rapina e torture, insomma, vacilla subito e Il Cairo ritratta la ricostruzione dell’assassinio dopo poche ore.

La seconda versione ufficiale messa in piedi dall’Egitto è quella di un improbabile incidente d’auto: Giulio è morto perchè ha sbandato con l’auto finendo nel fossato. Dove si fosse procurato i segni di tortura, l’Egitto non lo spiega.

Alla seconda spiegazione, i rapporti tra Italia ed Egitto iniziano a vacillare; il premier Matteo Renzi minaccia la chiusura dei rapporti commerciali con Il Cairo e l’Egitto, dal canto suo, continua a proclamare la massima disponibilità. Nel frattempo si scopre che casi come quello di Giulio Regeni, in Egitto, sono all’ordine del giorno. Sembra infatti che sia una pratica abitudinaria quella della polizia egiziana di sequestrare personaggi scomodi e sottoporli a torture di ogni genere per estorcere informazioni ritenute importanti. Proprio quello che è successo a Giulio.

Prende piede così l’ipotesi che Regeni fosse addirittura una spia del governo britannico infiltrata in Egitto per prelevare informazioni e notizie preziose riguardo il governo e l’amministrazione dei cittadini egiziani. Prende piede, insomma, che la presenza di Giulio Regeni in Egitto non fosse molto gradita dalle autorità locali governative, per via delle sue ricerche, delle sue relazioni, della sua curiosità. Giulio voleva sapere e cercava informazioni per soddisfare la sua sete di conoscenza, in fondo, per fare solo il suo lavoro.

Ma Giulio ha pestato i piedi a qualcuno, ha intessuto rapporti che non avrebbe dovuto stringere, ha domandato troppo, ha probabilmente scoperto troppo ed è stato messo a tacere. Nel più barbaro dei modi. Giulio Regeni è morto dopo giorni di torture inflitte con coltelli, calci, pugni, bruciature di sigarette, lembi di orecchio tagliati e, infine, spina dorsale spezzata. La mamma di Giulio qualche giorno fa ha dichiarato di aver riconosciuto suo figlio solo dalla punta del naso. Giulio non era più Giulio. E’ stato massacrato e dopo quasi due mesi nessuno sa il perchè.

Di fronte alle ridicole ammissioni del governo egiziano e alla ridicola presenza di uno stato italiano incapace di fare e pretendere giustizia per la morte di un giovane brillante, c’è solo una certezza: Giulio non c’è più, e con lui se ne va un pezzo dell’Italia migliore, dei giovani migliori, dei cervelli migliori che non trovando spazio in un paese troppo impegnato ad assegnare a cervelli mediocri e manovrabili i ruoli di prestigio nelle Università, sono costretti a guardare all’estero per cercare la propria strada. In fondo, quella di Giulio Regeni, come nel caso di Valeria Solesin, è solo l’ultima delle tante vittime dello stato, prima italiano, poi straniero.

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Michelle

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