Le start up per uscire dalla crisi

La crisi si batte a colpi di startup

Musica, aerei, diagnostica: sono i settori in cui nascono le startup: giovani imprese che vogliono cambiare l’economia a colpi di genio. Servono buone idee ma anche finanziamenti adeguati.

Ce ne sono oltre 5.000 in Italia. Ogni giorno ne nasce una, sotto il segno dell’innovazione. Condizione necessaria ma non sufficiente a muovere i primi passi è una buona idea. Poi ci vuole il finanziamento pubblico. Stiamo parlando delle startup, giovani imprese che promettono di cambiare il mondo a colpi di genio: un’economia che dovrebbe generare fatturati stellari, partendo da garage e scantinati. Ma quante sono quelle che possono vantare un successo globale e, soprattutto, quali tecnologie utilizzano?

Sulle dita di una mano

Per il momento le neo imprese che hanno fatto breccia sul mercato internazionale si contano sulle dita di una mano. Sono incentrate sui settori più disparati: si va dai testi sincronizzati per il karaoke agli ultraleggeri, dai gadget per animali domestici alla medicina. Sta di fatto che il nuovo corso del Made in Italy riparte anche da qui. Il mondo della finanza, infatti, ci crede: «Il mercato degli investimenti in startup hi-tech in Italia è tornato a crescere e si stima che nel 2015 abbia toccato quota 133 milioni di euro complessivi», spiega Antonio Ghezzi, direttore dell’Osservatorio Startup Hi-tech del Politecnico di Milano. «Questo valore è dovuto in gran parte al supporto fornito dagli investitori privati, una componente che dal 2012 a oggi ha investito sulle startup italiane con un tasso medio di crescita del 30 per cento all’anno». Un caso emblematico è Musixmatch, startup fondata a Bologna nel 2010, che ha raccolto oltre 10 milioni di euro di finanziamenti. La gallina dalle uova d’oro, in questo caso, è un’applicazione per smartphone, tablet e pc che si comporta come un karaoke intelligente. Non solo riconosce il titolo della canzone che stiamo ascoltando, ma è in grado di sottotitolarla con il testo originale e può anche sincronizzare l’intero archivio musicale presente sul nostro dispositivo (smartphone, tablet ecc.) con i testi disponibili in un catalogo che comprende oltre 7 milioni di liriche. Alla fine dell’anno scorso Musixmatch è stata scaricata da 50 milioni di persone e vanta accordi con le principali Major ed etichette discografiche del mondo. Ha 29 dipendenti in tutto e filiali a NewYork e Londra. Qual è il fattore X che ha trasformato un’intuizione in un business di successo? «È difficile tracciare un profilo medio di una startup di successo», prosegue il direttore dell’Osservatorio del Politecnico di Milano. «Abbiamo tuttavia cercato di delineare i tratti dell’imprenditore di startup finanziate in Italia, partendo dal presupposto che il primo passo verso il successo è appunto il finanziamento.

A oggi, nel 74 per cento dei casi, i fondatori delle startup finanziate in Italia sono team di almeno due soci con competenze eterogenee: per la maggior parte (88 per cento) uomini, con titolo di studio elevato e un’età media di circa 38 anni. A detta di tutti i principali attori di questo “ecosistema”, il team gioca un ruolo chiave nell’impervio percorso che può portare al successo dell’iniziativa. Abbiamo analizzato molte startup interessanti, ma tutte avevano lo stesso problema: la difficoltà di reperire grandi somme per competere a livello internazionale». Se guardiamo alle startup finanziate quest’anno, quelle in cui si è investito di più hanno donatori esteri. Come Decisyon, per esempio, una piccola impresa che da Latina ha conquistato la Silicon Valley, il tempio dell’innovazione digitale. Si tutta dell’azienda italiana che si è aggiudicata il più cospicuo finanziamento statunitense (quasi 40 milioni di dollari), mai concesso a un progetto italiano negli ultimi quindici anni. Decisyon è un software che aiuta le aziende a fare la cosa giusta: passa al setaccio dati, messaggi di posta elettronica, documenti strategici e consente di far girare meglio il business. Evidentemente funziona: la società che l’ha creato oggi ha 80 dipendenti e un posto d’onore nelle case di produzione di software americane.

Aerei, diagnosi e ossi per cani

Da un finanziamento a fondo perduto di 25mila euro della Regione Puglia è nata invece la quinta azienda aeronautica italiana per capitalizzazione: si chiama Blackshape e produce aerei ultraleggeri da turismo, in fibra di carbonio. Da Monopoli, in provincia di Bari, la startup, che oggi conta 70 dipendenti, ha stretto un accordo per la commercializzazione dei veli-voli in Canada, sulla costa orientale americana e con la Test Flying Academy of South Africa, un centro di addestramento al volo che copre una buona fetta dell’Africa australe. Un altro campione dell’innovazione è invece la startup dell’anno nel 2014, VISO biomed: ha progettato un dispositivo che consente una diagnosi non invasiva, a basso costo ed efficiente, dei tumori a stomaco e colon. Si chiama EndoFaster ed è già stato acquistato da diversi ospedali italiani e stranieri. Sempre sul fronte della salute sta spopolando, soprattutto negli Stati Uniti, FitBark: un osso giocattolo che controlla lo stato di salute del cane, progettato da una startup fondata da un ingegnere italiano a Kansas City e distribuito oggi in più di 40 paesi.

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Michelle

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