Il sovraffaticamento nella donna sul lavoro

Il sovraffaticamento della donna al lavoro

Fra i temi maggiori della prospettiva medico-sociale odierna, tema vasto per i numerosi problemi che pone, particolarmente quello del lavoro femminile fuori casa. Ritorniamo alla definizione di surmenage. Troppo spesso lo si confonde con la fatica. Ma questa è uno stato fisiologico: quello di un organismo che ha speso, ma non andando al di là delle proprie forze, e che recupera senz’altro col riposo e col sonno. Il surmenage, invece, è uno stato patologico: quello di un organismo che è andato oltre le sue possibilità. Esso comporta, e l’abbiamo visto, un insieme di numerosi e diversi disordini, spesso mal definibili: depressione fisica e psichica, turbe nervose (irritazione e insonnia), malesseri vari (crampi muscolari, palpitazioni, dispepsie), bassa o alta pressione arteriosa. Esso aggrava anche una eventuale predisposizione alle malattie, fra le quali e piú importante la tubercolosi; è pure responsabile di aborti e di nascite premature. Ancora, è da imputare al sovraffaticamento della donna gravida, una minor resistenza fisica e psichica dei nascituri. Il surmenage è oggi molto diffuso. Sempre piú frequente fra le donne, che in preda alle turbe sopraccennate, vanno dal medico che chiedergli ricostituenti per la depressione e sedativi per l’insonnia. Vi è già un sovraffaticamento professionale che coglie ogni donna, anche nubile, dovuto a un’insufficiente salute, catena o in posizione costantemente in piedi. Ma le donne particolarmente esposte ad un lavoro eccessivo sono soprattutto le madri di famiglia, tanto più se hanno molti bambini e inoltre lavorano fuori casa. Le cause sono ovvie: sono donne che hanno doppio Impegno, casalingo e professionale. Il calcolo è fatto: una media quotidiana di 5 ore di lavoro in casa; una media settimanale di 40-42 ore di lavoro professionale: si arriva u un lavoro di 11-12 ore al giorno, e di oltre 70 per settimana.

E sappiamo che anche di domenica una madre o una donna di casa non possano usufruire di un completo riposo. Che dire dei motivi che inducono le madri ad un lavoro supplementare? Si può giustificare questo con il fatto che alcune donne hanno con esso realizzata l’evasione, l’indipendenza, una certa autonomia economica. Se tale categoria di donne può essere numerosa in paesi stranieri economicamente piú avanzati, crediamo che da noi siano di entità molto inferiore. Invece è vero che per la stragrande maggioranza di esse lavorano proprio perché lo stipendio o il salario del marito non bastano. Quali sono le conseguenze del doppio lavoro femminile? Sono note, e noi elenchiamo le principali: veglie, alzate precoci, sonno scarso (5-6 ore); nessuna pausa nella giornata, scarsa possibilità di divertimenti e di vere vacanze; vita precipitosa e molto tesa (donne che dicono: mi sostengo con i nervi), con frequente ricorso a stimolanti (soprattutto caffè); cucina preparata in qualche modo, pasti veloci; vita familiare ed educazione dei figli compromesse, richieste sempre piú frequenti di affidare ad altri i bambini; aspirazioni semmai alle distrazioni, non alla cultura dello spirito. Alcuni punti meritano di essere sottolineati fra i motivi che inducono al sovraffaticamento femminile:

— alloggi impropri: essi comportano un lavoro continuo e disagiato, senza che consentano un vero riposo.

— Gravidanze e maternità troppo ravvicinate.

— Assenza o insufficienza di nozioni d’economia domestica, e su ciò si è notata la grande differenza che passa fra le madri che hanno seguito corsi di economia domestica e quelle che ne sono state impedite.

— Mariti che non aiutano abbastanza la moglie in casa: non ne sono abituati.

— Cattiva formula di lavoro: interrotto a metà giornata con necessità del pasto a domicilio con lunghe trasferte in condizioni disagiate e con perdita di tempo.

— Lavorare in piedi per 8 ore, e anche fra rumori, quando si sa che il sistema nervoso femminile è particolarnente sensibile a tutti i micro-shock ripetuti.

— Lavori domiciliari (per es., sarte), che comportano una vita al chiuso e veglie prolungate.

— Lavori rurali: le inchieste hanno potuto stabilire che durante il periodo estivo le contadine lavorano spesso 7 giorni alla settimana, anche per oltre 15 ore giornaliere, delle quali 3-4 per le faccende domestiche e le restanti in lavori campestri. Anche in periodo di gravidanza hanno scarse possibilità di riposo. Studi recenti hanno mostrato che le morti successive al parto, sono tre volte maggiori in campagna che in città. Statistiche condotte in Germania su piú di 1000 casi, riferentesi a donne di età com-presa fra i 20 ed i 40 anni, dimostrano una mortalità durante e dopo il parto dello 0,4% fra quelle appartenenti alle classi agiate, mentre tale percentuale sale al 2,4% fra le donne appartenenti a classi rurali. E ancora, ricordiamo la situazione particolarmente pe-nosa di certe vedove capofamiglia sulla quali ricadono tutti gli oneri materiali e morali per il buon andamento della famiglia e dell’educazione dei figli.

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Michelle

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