Cosa fare in caso di icenziamento

Cosa fare in caso di licenziamento

Capita spesso che la vita ci riservi solo “brutte sorprese” con il verificarsi di eventi negativi, tra cui il licenziamento. Può essere un licenziamento per colpa, ovvero per fatti ed azioni posti in essere da un nostro comportamento scorretto e, quindi, dannoso per l’azienda, oppure per ingiustificato motivo, cioè per cause a noi non imputabili. Scopriamo tutto ciò che c’è da sapere, cosa fare e come agire in tali circostanze, qualunque sia la causa del licenziamento.

Licenziamento: cosa fare

Tra le sensazioni più brutte e angoscianti, che lasciano l’amaro in bocca, degna di nota è sicuramente la consegna della lettera di licenziamento. Può succedere a chiunque, per colpa o per ingiusti motivi, e in base alle numerose variabili si può scegliere il giusto percorso da seguire.

Il licenziamento per giusta causa può essere disposto dal datore di lavoro quando il dipendente adotta una serie di comportamenti nocivi rilevanti talmente gravi da recare danno all’azienda. In questo caso, è alquanto inutile affidarsi ad un avvocato e l’unica cosa da fare è assumersi le proprie responsabilità trovando una soluzione lavorativa alternativa.

Invece, il licenziamento per ingiustificato motivo, avviene quando l’azienda, senza avere prove certe e concrete, attraverso una “politica” di mobbing, pressioni e intimidazioni, licenzia il lavoratore violando le regole di buona fede e correttezza. In questo caso, il dipendente può tutelarsi attraverso un buon avvocato per difendere i propri diritti e sapere a cosa va incontro, soprattutto dopo l’introduzione del Jobs Acts, che ha modificato alcuni aspetti giuridici riguardo le indennità dovute al lavoratore licenziato.

Chiaramente, affidarsi a un professionista che aiuti e rappresenti il dipendente nella sua “battaglia legale” comporta una certa spesa. Di solito però, i lavoratori, che sono iscritti ai numerosi enti sindacali, godono di tariffe agevolate per l’assistenza legale, senza timore di spendere cifre esagerate.

Ad ogni modo, è possibile rivolgersi a un centro per l’impiego per avere maggiore supporto informativo riguardo l’iter legale e le forme di finanziamento che si possono ottenere. Infine, è utile valutare una seconda opzione lavorativa nell’eventualità che la causa legale abbia esito negativo.

Il Jobs Act: le modifiche e i cambiamenti del contratto di lavoro.

Con l’introduzione del Jobs Act, avvenuta nel marzo 2015, sono stati modificati gli istituti che disciplinano il licenziamento e il contratto dei lavoratori con le relative indennità di licenziamento.

Se il dipendente viene licenziato per giusti motivi, per cause legate alla crisi aziendale o per la fuga di notizie, può richiedere la disoccupazione NASPI laddove ci siano i presupposti giusti per farne domanda.

Nell’eventualità che il lavoratore scelga di seguire la via legale, sarà il giudice a stabilire se esiste o meno una ragione valida che ha determinato il licenziamento. Nel caso si realizzi la fattispecie di licenziamento senza giusto motivo, l’azienda viene condannata al risarcimento dell’indennità che non prevede i contributi. In questo caso, al dipendente verrà riconosciuta un’indennità pari a due mensilità per ogni anno di lavoro prestato, che oscilla da un minimo di 4 a un massimo di 24 mesi. Invece, l’indennità varia da un minimo di 2 a un massimo di 6 mesi ed è pari ad una mensilità, se l’azienda è formata da un numero inferiore di 15 dipendenti.

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Michelle

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