La previdenza sociale

Come funziona la previdenza sociale?

La previdenza sociale rappresenta un  sistema adottato dallo stato per assistere il lavoratore in occasione del verificarsi di eventi dannosi connessi o meno con il lavoro prestato. La necessità di proteggere le classi lavoratrici dall’indigenza derivabile da invalidità o malattia venne avvertita all’inizio del secolo scorso. Con l’industrializzazione aumentò infatti considerevolmente la popolazione operaia, che in rapporto al lavoro in officina si vedeva maggiormente esposta ad eventi dannosi (infortunio, malattia, disoccupazione), dai quali poteva derivare impossibilità al guadagno e al procacciamento dei mezzi necessari all’esistenza.

La previdenza sociale ieri

Le casse di risparmio e le associazioni di mutuo soccorso furono i primi mezzi con i quali si cercò di garantire una previdenza alla popolazione lavoratrice. È verso la fine del sec. XIX che la previdenza sociale assume una particolare importanza sotto forma dell’assicurazione obbligatoria contro le malattie e l’invalidità. La obbligatorietà alle assicurazioni sociali fu sancita prima in Germania, si estese poi a tutti gli stati civili.

La Carta costituzionale della repubblica italiana all’art. 38 (2. comma) stabilisce che «i lavoratori hanno diritto che siano prevenuti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria». Da ciò deriva un diritto soggettivo del lavoratore alle prestazioni assistenziali. In ciò la previdenza sociale si differenzia nettamente dall’assistenza e dalla beneficenza pubbliche. Queste ultime forme assistenziali assicurano aiuto ai cittadini che per un motivo qualsiasi non siano piú in condizioni di provvedere da soli ai propri bisogni. In materia di assistenza e beneficenza il cittadino ha solo un interesse, qualche volta legittimo, molto spesso semplice, ad ottenere le prestazioni.

In campo di previdenza sociale la legge precisa forme ed entità delle prestazioni, che in caso di assistenza e beneficenza sono invece rimesse all’apprezzamento discrezionale dell’autorità amministrativa. Nonostante queste differenze, tra previdenza sociale e beneficenza ed assistenza pubbliche esistono rapporti piú o meno stretti e profondi. Dalla necessità di dover garantire a tutti i cittadini le necessarie misure previdenziali è nato il concetto della sicurezza sociale, nella quale previdenza sociale ed assistenza pubblica sono insieme riunite ed assorbite. Il concetto della sicurezza sociale è sorto dal principio di assicurare a tutti i cittadini la libertà dal bisogno. Nel nostro attuale ordinamento sociale non si sono ancora attuati gli istituti necessari a garantire sicurezza sociale e pertanto la previdenza sociale provvede alla protezione del lavoratore, mentre per gli altri cittadini l’assistenza è affidata alla pubblica beneficenza.

Gli scopi propri del sistema della previdenza sociale vengono raggiunti per mezzo di un particolare istituto giuridico denominato assicurazione sociale. Questa pone in comune per tutti i lavoratori i rischi del verificarsi di eventi dannosi e ripartisce tra i lavoratori medesimi ed i datori di lavoro gli oneri necessari per far fronte agli eventi che si verificano. L’obbligatorietà e automaticità delle prestazioni, anche in caso di mancato pagamento dei contributi, sono i principi che differenziano l’assicurazione sociale dall’assicurazione privata. Inoltre l’assicurazione sociale non ha soltanto lo scopo di risarcire il danno derivato da un evento dannoso, ma date le finalità sociali mira in primo luogo a reintegrare le perdute o menomate energie di lavoro e di guadagno. Da ciò il particolare rilievo che in essa assumono le prestazioni sanitarie di fronte a quelle economiche.

La previdenza sociale oggi

L’attuale legislazione previdenziale protegge il lavoratore dai seguenti eventi dannosi: morte, invalidità e vecchiaia, infortunio sul lavoro e malattia professionale, disoccupazione involontaria, carico familiare La gestione delle assicurazioni sociali è devoluta a diversi istituti per le diverse branche. All’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale il compito della gestione delle seguenti forme di assicurazione sociale: invalidità e vecchiaia, disoccupazione, carico familiare, tubercolosi; all’Istituto Nazionale Assicurazione contro le Malattie spetta la gestione dell’assicurazione contro le malattie; all’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro spetta l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali. Altri enti provvedono all’assistenza per i dipendenti dello stato, degli enti locali o degli enti di diritto pubblico. I mezzi finanziari necessari all’erogazione delle prestazioni dovute al verificarsi degli eventi assicurati derivano dalla corresponsione dei contributi.

Il pagamento del contributo è imposto per legge. Il contributo è commisurato generalmente alla retribuzione corrisposta al lavoratore ed è del tutto indipendente, tranne che nell’assicurazione degli infortuni e delle malattie professionali, dalla natura del rischio assicurato. Le prestazioni possono essere di carattere sanitario, rieducativo ed economico.

Le prestazioni sanitarie assicurano l’assistenza medica e farmaceutica; le prestazioni rieducative sono volte a riammettere l’invalido al lavoro in una occupazione confacente alle sue particolari condizioni; le prestazioni economiche hanno lo scopo di assicurare al lavoratore momentaneamente privo di capacità di guadagno i mezzi necessari alle quotidiane esigenze della vita. Dato che i contributi sono proporzionati al salario il legislatore ha ritenuto logico riportare le prestazioni economiche al salario e all’entità dei contributi versati. L’aumentare della popolazione lavoratrice, l’estendersi delle misure previdenziali a sempre maggiori categorie di lavoratori ha portato gli enti previdenziali ad amministrare capitali elevati nell’ordine delle decine e delle centinaia di milioni.

Ciò naturalmente ha reso piú complessi i problemi di gestione. Sotto il profilo strettamente finanziario i vari enti previdenziali seguono sistemi e criteri differenziati, in ultima analisi, riportabili a due sistemi principali: quello della capitalizzazione e quello della ripartizione.

  1. Con la capitalizzazione si creano delle riserve grazie alle quali poter far fronte al momento opportuno alle prestazioni dovute. I contributi sono calcolati in base a studi statistici ed attuariali.
  2. Col sistema della ripartizione l’onere delle prestazioni da corrispondere per ogni singolo esercizio è ripartito fra tutti gli obbligati. In questo caso le prestazioni non sono pertanto in funzione dei contributi versati, ma sono bensì questi ultimi che possono variare in rapporto alle spese sostenute per le diverse prestazioni. Il sistema della capitalizzazione ha l’inconveniente di distrarre notevoli capitali da impieghi piú redditizi all’economia nazionale ed inoltre di non poter sempre evitare i danni di una svalutazione, in quanto in materia di investimenti l’istituto assicuratore è vincolato da rigide disposizioni di legge. A sua volta il sistema della ripartizione presenta il grave inconveniente del contributo crescente nel tempo, basso agli inizi ed elevato in seguito con l’aumentare degli assicurati aventi diritto alle prestazioni. Il sistema seguito da quasi tutte le gestioni è attualmente quello della ripartizione.

Non è ancora completamente matura nei cittadini la coscienza sociale. Mal volentieri sono sopportati gli oneri fiscali necessari perché lo stato possa provvedere all’assistenza pubblica, mentre il sapersi protetto da forma assicurativa obbligatoria porta alla richiesta di prestazioni anche in assenza di una assoluta necessità.

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Michelle

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