Chi tradisce e perchè?

Chi tradisce e perchè?

Il tradimento è vissuto come un piacere ma anche con uno strano senso d’assedio: ragazze molto giovani che non disdegnano uomini maturi, cinquantenni a cui piacciono i ventenni, single che prediligono le milf (cioè le signore non più giovanissime) e milf a cui piacciono i teenager. E ancora: secondo uno studio condotto da David Schmitt e David Buss per la Bradley University di Peoria, in Illinois, oltre il 60 per cento dei single avrebbe ammesso di fare regolarmente «mate poaching», condotta rivolta a spezzare una relazione matrimoniale e spingere l’agognato a intrecciarne una nuova, ovviamente con sé. Si gioca tutti contro tutti, insomma: tradiamo, ci pentiamo, ci ricaschiamo, ci vergogniamo, vogliamo essere perdonati, non perdoniamo.

L’importanza di mantenere una buona reputazione

«In una società fondata sulla comunicazione, la reputazione è tutto: ecco perché le reazioni sono così smodate» teorizza Mario Perniola, filosofo di fama internazionale, autore del libro Il sex appeal dell’inorganico (Einaudi) e uomo dalla lunga e sfumata vita sentimentale grazie a tre matrimoni, altrettanti divorzi, e una dorata condizione attuale da single: «Tutto ciò che puzza di tradimento e viltà, nuoce ». E nonostante l’eco degli anni Settanta e certe direttrici sociologiche di ritorno (l’economista francese Jaques Attali predice: «A che titolo si dovrebbero avere due case e due cellulari e non più relazioni? In futuro, la monogamia sarà considerata un’impostura») l’epoca della coppia aperta e dell’esperienza poliamorosa condivisa nell’intimo delle persone appare lontana. «In amore, l’assoluzione di stampo cattolico non trova quartiere, e la capacità di perdonare è un superpotere che molti si convincono di avere salvo poi accorgersi di non riuscire a esercitarla» avverte Alessandro Lombardo, direttore scientifico del Centro terapia di coppia di Torino, struttura tra le tante che in questi anni hanno registrato un’impennata di richieste d’aiuto da parte di coppie (almeno sette su dieci) che prendono consapevolezza dei propri problemi solo dopo l’esplosione di un’infedeltà. «Colpa» che spesso viene tenuta nascosta anche agli amici più intimi, riferiscono i terapisti, e che richiede una convalescenza di almeno un anno per essere cancellatata.

Anche perché, nella battaglia socio-emotiva delle corna, a intrecciarsi al dolore del tradito e del traditore c’è anche quello dei «terzi», l’altro e l’altra, non immuni da contraccolpi. «Ho appena troncato una relazione di un anno con un uomo sposato» racconta Laura, scenografa romana di 35 anni: «Ogni volta che leggevo un articolo sul tradimento mi sentivo in colpa» ammette «e pur non essendo una bigotta ho cominciato a tormentarmi con pensieri strani: Laura, mi ripetevo, tu andrai all’inferno». Anche a livello giuridico il tradimento è elemento da purgatorio, fosse anche perpetrato in risposta al più tremendo dei coniugi: «Se l’avvocato riesce a stabilire che l’infedeltà è causa esclusiva della rottura, chi ha tradito dovrà pagare danni sia biologici che morali, e avrà ripercussioni anche sulla successione» spiega la matrimonialista romana Maria Luisa Missiaggia, che in era tecnologica descrive le nuove cause di divorzio con scappatella come fossero maxiprocessi per terrorismo: richieste di tabulati telefonici, computer violati da investigatori-hacker, software spia installati sui telefonini. Una furia proporzionale al doloroso e intimo accorgersi, in controtendenza moderna, che la spinta alla fedeltà è una sabbia mobile, o una piscina d’acqua calda dipende, in cui ci troviamo tutti immersi fino alla cintura. «Anche nelle società dove la poligamia è ammessa, solo il 5-10 per cento degli uomini sceglie di avere più di una moglie» fa notare l’antropologa statunitense Helen E.Fisher, autrice del best seller Why Him? Why her?: «La monogamia, è la condizione normale dell’homo sapiens».

Archetipo che duella contro una propensione a tradire, o ad ammettere di averlo fatto, cresciuta regolarmente: se gli studi di inizio Novecen-to in ambito occidentale parlavano di un 28 per cento di uomini e 24 di donne che si dichiaravano adulteri almeno una volta nel corso della vita matrimoniale (negli anni Cinquanta il Rapporto Kinsey parlava del 33 e del 26 per cento), con gli ultimi studi si tocca il 74 per cento per lui e il 54 per lei. Un’altalena di vorrei e non posso agitata da decine di spinte: «La vita è breve, concediti un’avventura» è il motto di AshleyMadison. In Francia, un sito gemello come Gledeen.com ha sollevato polemiche per la campagna d’affissioni a target femminile che ha tappezzato Parigi: «Contrariamente agli antidepressivi, farsi un amante non pesa sulla sanità pubblica» recitava uno slogan. E le metropoli europee sono sempre più punteggiate di comode alcove offerte da tutti ì grandi alberghi: con 70 euro si può incontrare l’amante in un cinque stelle lusso, con uso della Spa e pochi limiti orari. dalle 10 alle 18, la stanza è a completa disposizione (i gestori di Dayuse.com dichiarano un’impennata da 400 a 1.500 alberghi convenzionati in tre anni). Caterina Varzi, allieva dello «psicanalista dell’amore» Aldo Carotenuto e musa di Tinto Brass, ritiene che con tre piccoli appunti mentali il mare potrebbe essere meno agitato: «Uno: traditore e tradito, sono sempre complici. Due: la fedeltà da rispettare è quella verso se stessi. ne: il matrimonio che lega una coppia non è quello istituzionale, ma il matrimonio interno». Ed è forse il tentativo di tenere in piedi questo equilibrio che spinge molte donne sposate tra le braccia dello scrittore e gigolò Roy Dolce, autore di Amore in con-tanti insieme allo psicologo Alessandro Pedrazzi: «La voglia di tradire è una fiammella sempre accesa, che spesso si tiene a bada, ma qualche volta no. E quando la relazione diventa stagnante, entro in gio-co io». Perché pagare? «Per non tradire davvero. Me l’hanno confidato in tante: vengono a letto con me, per rispetto verso il marito».

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Michelle

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