Che lavoro fa il cartografo?

Che lavoro fa il cartografo?

La cartografia è una scienza che si propone la rappresentazione di tutta o parte della superficie terrestre su delle superfici piane (carte).

Da qualche migliaio di anni gli uomini hanno sentito la necessità di rappresentare graficamente la superficie terrestre anche ricorrendo a semplici schizzi o itinerari, per fissare in modo stabile e tramandabile i luoghi da essi veduti o visitati: cosí, le carte degli antichi navigatori ed esploratori. Successivamente diventò elemento indispensabile degli eserciti operanti, ed è fuor di dubbio che se oggi esiste una cartografia mondiale alquanto progredita, per quanto ancora non molto estesa, ciò è conseguenza principale della necessità riconosciuta di provvedere a carte utili in campo militare piú ancora che in quello civile.

L’origine della cartografia

Solo al principio del sec. XIX, con l’applicazione dei principi geometrici alla topografia, si sono conseguiti notevoli progressi nel campo della rappresentazione geografica, progressi dovuti principalmente al piú approfondito ed esteso studio della geodesia e della topografia, oltre che ai metodi di rappresentazione grafica.

Pertanto, mentre la geodesia e la topografia hanno il compito di determinare le dimensioni della Terra ed i particolari della sua superficie, la cartografia ha il compito di tradurre questi rilievi con appropriate figurazioni grafiche. Dato che questa rappresentazione viene eseguita di massima in piano — mentre la piú simile dovrebbe essere eseguita su un corpo sferoidico — occorre ricorrere per questa raffigurazione piana a sistemi appropriati che diminuiscano per quanto possibile, le inevitabili deformazioni.

Questi sistemi devono necessariamente soggiacere a regole prestabilite dette a sistemi di proiezioni. Posto per assioma che ogni sistema di proiezione non sia perfetto, si ricorrerà a tipi di proiezioni diverse, a seconda del genere di carta che si vorrà eseguire. Per una carta che debba rappresentare un paese esteso in latitudine si dovrà adottare un tipo di proiezione. Per un’altra carta che debba rappresentare un paese molto esteso in longitudine, si adotterà un altro tipo di proiezione.

Una carta marittima invece sarà rappresentata con una proiezione che tenga conto della necessità di misurare con esattezza le direzioni e le distanze. La diversa forma del quadro sul quale la superficie terrestre verrà proiettata, darà luogo a proiezioni prospettiche, coniche o cilindriche. Il diverso collocamento del punto di vista, differenzierà le proiezioni in centrografiche, stereografiche, scenografiche e ortografiche; a seconda dell’orientamento dell’asse formato dal punto di vista e dal centro della carta, avremo proiezioni polari, meridiane zenitali, azimutali, e infine, a seconda delle caratteristiche, proiezioni equidistanti, ortogonali o isogoniche, equivalenti, compensative.

Le carte che per la loro grande scala ed estensione non possono essere consultate che a fogli separati e quindi non richiedono un unico centro di proiezione, sono in genere eseguite con proiezioni policentriche.

La maniera piú semplice di dividere gli elementi di una grande carta a proiezione policentrica è quella dei trapezi determinati dal reticolo o reticolato geografico, cioè del reticolato orientato sull’asse terrestre. In tal modo i punti cardinali risultano già determinati dai quattro margini del foglio. Il reticolato di riferimento sulla sfera è costituito da un cerchio massimo (equatore), perpendicolare a un diametro passante per i poli; da vari cerchi massimi, perpendicolari all’equatore (meridiani), e da altri cerchi minoxi, paralleli all’equatore (paralleli). Questi meridiani e paralleli determinano la longitudine (ampiezza angolare fra i piani di due meridiani) e la latitudine (distanza angolare fra un parallelo e l’equatore). Stabilito il tipo di carta da eseguirsi e la proiezione da adottarsi, la costruzione della carta è, nella sua origine (triangolazioni e levate di campagna), costituita da un complesso di operazioni geodetiche e topografiche.

Come si svolge il lavoro del cartografo?

Il lavoro cartografico base è costituito dalle levate di campagna, che per il nostro territorio vengono eseguite alla scala 1 : 25.000. Le carte a scale minori sono in genere carte derivate con opera intelligente di spoglio dei particolari, eseguito in modo da lasciare quanto necessario senza pertanto nuocere alla chiarezza e alla facilità di lettura della carta.

In genere, meno che per le levate di campagna, le carte derivate vengono disegnate a scale minori riprodotte poi fotomeccanicamente. Per l’esecuzione dei particolari topografici si ricorre all’uso di segni convenzionali. Tuttavia le quote, la rete stradale, i segni convenzionali in genere non potranno dare all’osservatore l’impressione del plastico terrestre. Per ottenere questa impressione si ricorre al cosiddetto lumeggiamento. Esso ha lo scopo di fornire all’osservatore della carta quell’impressione di – luci ed ombre, che la luce del sole produce sul terreno reale.

Il primo metodo scientifico usato per la rappresentazione del movimento del terreno è stato quello delle curve di livello, le quali però non dànno l’impressione di questa realtà plastica nello stesso modo che può darlo il lumeggiamento. Per lumeggiare le varie forme del terreno si è dovuto ricorrere a regole e convenzioni eguali per tutti e cioè stabilire il punto della sorgente luminosa, la sua distanza e la sua provenienza.

Fu così che si convenne di considerare la sorgente luminosa posta all’infinito, la sua intensità costante, e costante la sua direzione, come si convenne di non tener conto delle ombre portate. Questo lumeggiamento è, in talune carte, ottenuto ricorrendo a tinte unite, mentre in altre carte si consegue col tratteggio. Un altro metodo di chiaroscuro cartografico è quello che suppone la luce proveniente dallo zenit con la formula a più inclinato, piú scuro.

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Michelle

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