Chi sono gli avvocati digitali

Avvocati digitali

Chi sono gli avvocati digitali

Che succede quando la giustizia incontra i Big Data? La professione legale si evolve insieme alla tecnologia di Gloria Riva tiln quarto d’ora per risolvere un dissidio famigliare, grazie a un computer. Succede al Manhattan Family Court dove un “giudice digitale”, un super algoritmo creato da un avvocato nerd, mette fine agli strascichi fra ex o parenti in 15 minuti. Non appena il programma sarà disponibile anche su smartphone, basterà inviare un paio di messaggini con un’apposita app. Dall’altra parte dell’Oceano, in Italia, tremano gli aspiranti avvocati e i praticanti.

Già oggi un laureato in Giurisprudenza ogni 5 rischia la disoccupazione e solo uno su 2 riesce a lavorare in uno studio legale, ci mancava l’avvento della giurisprudenza digitale a peggiorare la situazione. Ma non tutta la tecnologia viene per nuocere. «Quello dell’avvocato è un mestiere che necessita di molto studio prima e di parecqhia riflessione poi, difficilmente potrà essere rimpiazzato un software», rassicura il penalista Carlo Melzi D’Eril, che paragona il diritto alla medicina. «È vero che sul web è tutto un proliferare di blog che offrono soluzioni miracolose a ogni acciacco, ma chi è davvero malato continua a rivolgersi a uno specialista. Lo stesso vale per il nostro settore, perché chi ha un guaio con la legge continuerà a cercare l’aiuto di un avvocato esperto».

Ma se la “Uber” degli avvocati italiani è ancora acerba, negli Stati Uniti l’avvocatura digitale fiorisce. A Boston lo studio Fish&Richardson ha assunto 40 informatici per supportare il lavoro dei suoi 350 legali e creare algoritmi per prevedere le sentenze della Corte Suprema. «Per restare al passo, gli italiani dovrebbero almeno cominciare a famigliarizzare con la tecnologia», dice
l’avvocato torinese Carlo Blengino. «Il nostro è un lavoro di logica, come un calcolatore, e ho sempre pensato che sarebbe stato rivoluzionato dalle tecnologie». I primi semi di possibili sviluppi sono stati gettati dalla Cassazione che ha pubblicato online tutte le proprie sentenze. «Arriveremo ad avere leggi dettate da un algoritmo e impossibili da eludere, perché potranno essere applicate attraverso una piattaforma digitale come nel caso di un contratto: leggi-software-autoinstallanti», immagina Blengino.

Ma se l’automazione è utile per muoversi nei labirinti giudiziari, sapranno i computer valutare questioni più spinose? Già alcune Corti degli Usa usano software per stabilire la libertà provvisoria di un condannato e in futuro potrebbero decidere sull’affidamento di un bambino: «Nel computer vengono inserite alcuni dati per capire se la persona possa essere posta ai domiciliari e se c’è il rischio di recidiva. Oppure si inseriscono i dati dei genitori e il cervellone elabora una risposta. Ovvio, il giudice può affidarsi al sistema o prendere una decisione sua», conclude Blengino. Se avvocato sarà, sarà sempre più tecno-avvocato.

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Michelle

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